- Premessa
- Cosa dicono i dati
- Metà delle Partite IVA é nel forfettario
- PARTITE IVA fittizie
- Quanto guadagnano le P.IVA forfettarie?
- Cos’è il coefficiente di redditività?
- L’EVASIONE FISCALE DIFFUSA. Da quel certo reddito in su.
- Un altro reddito che non conosce progressività, nella tassazione?
- COSA SERVIREBBE PER migliorare l’EQUITA’ FISCALE?
Premessa
Sento sempre più spesso insorgere contro le partite IVA.
Ma mai sento specificare QUALI partite IVA sarebbero quelle accusate di evasione (ed è verissimo! Ciascun di noi ha almeno un paio di volte all’anno pagato qualcosa “senza ricevuta” per risparmiare soldi!) e quali, invece, sono quelle che non NON POSSONO EVADERE (monocommitente) PUR PAGANDO per ogni somma che fatturano (OBBLIGATORIAMENTE, SE NO NON INCASSANO) il 26% di INPS.
Sì, è proprio così! Viene il sospetto 😉 che le partite iva servano, anche e soprattutto in questi casi (mono committenza = un solo cliente), PER FAR FARE CASSA ALL’INPS.

Cosa dicono i dati
- 2017-2019, crescita: nel 2017 le nuove aperture furono circa 512 mila, +1,2% sul 2016. Nel 2019 salirono a 545.700, +6,4% rispetto alle 512.800 del 2018. [fiscal-focuseutekne]
- 2020, il crollo: le aperture furono circa 464.700, con un calo del 14,8% sull’anno precedente. Fu l’effetto della pandemia. [confprofessioni]
- 2022-2025, plateau: nel 2023 le aperture furono 492.176, con una lieve flessione (-1,9%) sul 2022. Il 2025 si è chiuso con 500.341 nuove aperture, +0,4% sul 2024. Dai tassi di variazione si ricava che il 2022 fu intorno a 502 mila e il 2024 intorno a 498 mila (stime mie, non dati pubblicati). [informazionefiscalepartitaiva]
Il grafico ricostruisce quindi un andamento sostanzialmente piatto attorno alle 500 mila aperture l’anno. Il picco del 2019 non è stato più superato.
Metà delle Partite IVA é nel forfettario
Il vero cambiamento è nella composizione. Nel 2017 i forfettari erano 182.519, il 35,7% delle nuove aperture. Nel 2019, dopo l’estensione del tetto di ricavi a 65.000 euro, le adesioni salirono a 263.043 (+34,5%), il 48,2% del totale. Nel 2025 sono state 242.529, il 48,5% delle aperture. Da allora la quota resta stabile, poco sotto la metà.
PARTITE IVA fittizie
Non esiste un dato ufficiale sul numero di partite IVA “fittizie”: né il MEF né l’Agenzia delle Entrate lo rilevano, perché le aperture non registrano quanti committenti ha il titolare. Esistono però alcune stime, che dipendono molto da come si definisce il fenomeno.
Le stime più recenti
- INAPP (indagine PLUS 2024): i “dependent contractor” in Italia sono 494 mila, il 18,5% dei 2,6 milioni di autonomi senza dipendenti e il 2,1% degli occupati. È la stima più solida, perché usa i criteri dell’ILO (cioè dell’Organizzazione internazionale del lavoro). Questi criteri guardano alla dipendenza economica da un unico o principale cliente, ma anche ad elementi di dipendenza organizzativa, come il controllo su tariffe, tempi o strumenti. Molta stampa riprende questo dato come numero dei “falsi autonomi”.
- Unimpresa (2025): circa 1 milione di partite IVA monocommittenti, cioè che lavorano per un solo committente o ricavano almeno l’80% da uno solo. Il dato è citato di seconda mano, in un documento della CGIL. Il criterio è più largo e conta anche situazioni del tutto legittime.
- ISTAT: oltre 450 mila dependent contractor secondo la definizione ILO. È una stima più vecchia, in linea con quella INAPP.
- Stima del 2015: circa 750-800 mila partite IVA con un unico cliente, di cui il 35-40% “false” certificabili. Applicando quella percentuale si avrebbero circa 260-320 mila casi, ma il dato è datato e viene da una fonte giornalistica.
Perché i numeri non coincidono
La monocommittenza non è di per sé illegale. La partita IVA con un solo committente non è vietata in Italia, ma in alcuni casi il lavoro autonomo si trasforma di fatto in subordinato. La legge prevede inoltre eccezioni, ad esempio per gli iscritti ad albi o per chi lavora con associazioni sportive dilettantistiche. Tra “un solo cliente” e “falsa partita IVA in senso giuridico” c’è quindi un margine ampio, e solo un accertamento ispettivo o un giudice può stabilire caso per caso quale sia la situazione.
Due precisazioni
- Queste cifre riguardano lo stock di lavoratori già attivi, non le nuove aperture. Non è possibile sapere quante delle circa 500 mila aperture annuali siano fittizie, perché nessuna fonte reperibile online lo stima.
- Non vanno confuse con le partite IVA “apri e chiudi” usate per evadere. Nel 2024 l’Agenzia delle Entrate ha disposto la chiusura d’ufficio di circa 6.000 partite IVA considerate false. È un fenomeno diverso, di natura fiscale.
In sintesi, l’ordine di grandezza più difendibile è circa 500 mila secondo la definizione ILO/INAPP, con un range che va da poco meno di 300 mila a circa 1 milione a seconda dei criteri. Se ti serve per un lavoro specifico, posso cercare il report INAPP completo o le statistiche sugli accertamenti ispettivi.
Quanto guadagnano le P.IVA forfettarie?
Sotto i ventimila euro l’anno significa che (parliamo sempre di LORDO) una lavoratrice/un lavoratore incassa lordi 1.600 euro mediamente (SE NON LAVORA perché il committente non passa lavoro, non organizza bene il lavoro, se SI AMMALA, se HA FIGLI/GENITORI da accudire ecc. NON INCASSA NULLA sia chiaro una buona volta) che, tolti i contributi INPS al 26% quando va bene (se una P.IVA apre con obbligo di iscrizione alla Camera di Commercio è UN SALASSO INGIUSTIFICATO, ma non voglo complicarci la vita), diventano 1200 euro. Per farti vedere la situazione, ho chiesto all’IA di calcolare un confronto TRA I 20.000 EURO LORDI DEL DIPENDENTE e I 20.000 EURO LORDI DELLA P.IVA.
Ecco quanto incassa netto una P.IVA con 20000 euro lordi – SENZA EVADERE
Ho messo a confronto i due casi con le regole 2026, con una semplificazione: ho preso 20.000 € di RAL per il dipendente e 20.000 € di fatturato per la partita IVA, senza tenere conto di costi, figli a carico o addizionali locali. Per la partita IVA ho scelto il regime forfettario, che è quello più probabile con questi importi.
| Dipendente | P.IVA forfettaria (15%) | P.IVA forfettaria (5%, primi 5 anni) | |
|---|---|---|---|
| Lordo | 20.000 € | 20.000 € | 20.000 € |
| Contributi INPS a carico | ~1.838 € (9,19%) | ~4.067 € | ~4.067 € |
| Imposte | ~1.366 € di IRPEF netta | ~1.730 € | ~577 € |
| Bonus cuneo fiscale | +~872 € | – | – |
| Netto annuo | ~17.700 € | ~14.200 € | ~15.350 € |
| Netto mensile | ~1.470 € (su 12 mensilità) | ~1.180 € | ~1.280 € |
Come ho fatto i conti
- Dipendente: il contributo a carico del lavoratore è il 9,19%. Per i redditi tra 15.000 e 20.000 euro il bonus del cuneo fiscale vale il 4,8%. Un calcolatore online arriva allo stesso risultato: circa 1.472 euro netti al mese su 12 mensilità. Le addizionali regionali e comunali tolgono altri 20-45 euro al mese circa.
- P.IVA: ho usato un coefficiente di redditività del 78% (tipico di molte attività professionali), che dà un reddito imponibile di 15.600 €. I contributi alla Gestione Separata nel 2026 sono il 26,07% per i professionisti senza altra copertura previdenziale. Li ho calcolati sul reddito imponibile e li ho dedotti prima di applicare l’imposta sostitutiva. Con coefficienti diversi il risultato cambia: con il 67% il netto sale a circa 15.000 € (al 15%). Non ho incluso il commercialista né le spese dell’attività.
Cosa non si vede nei numeri
- Costo per chi paga: per un dipendente con RAL 20.000 € l’azienda spende circa 26.400 euro, tra contributi a suo carico, TFR e INAIL. Con la partita IVA lo stesso committente spende 20.000 €. Questo è l’incentivo economico che sta dietro alle false partite IVA.
- Tutele e previdenza: il dipendente accantona il TFR (circa 1.480 € l’anno), ha ferie e malattia pagate, la disoccupazione (NASpI) e circa 6.600 € l’anno di contributi pensionistici (la somma di quota lavoratore e datore, circa il 33%). Chi ha la partita IVA non ha nulla di tutto questo e versa circa 4.070 € di contributi.
- Per avere lo stesso netto del dipendente (circa 17.700 €), con la partita IVA al 15% servirebbe fatturare più o meno 24.500-25.000 € (stima mia).
A chi fa comodo il regime forfettario?
Il forfettario conviene a chi paga soprattutto perché sposta sul lavoratore costi e rischi che altrimenti sarebbero dell’azienda. Quanto conviene dipende dal tipo di committente.
Perché conviene al committente
- Niente contributi a suo carico. Con RAL 20.000 € l’azienda spende circa 26.400 euro, tra INPS, TFR e INAIL. Con una fattura da 20.000 € spende 20.000 €.
- Niente IVA e niente ritenuta d’acconto. I forfettari fatturano senza IVA e senza ritenuta. Questo è un vantaggio netto per chi non può detrarre l’IVA, perché altrimenti la pagherebbe come costo vero (22%). È un mio ragionamento, non un dato di una fonte.
- Flessibilità. Non ci sono ferie, malattia, preavviso, tredicesima, né le regole sui licenziamenti.
A chi conviene di più
- Chi non detrae l’IVA: sanità privata, scuole e formazione, banche e assicurazioni, terzo settore, associazioni sportive, condomini, privati. Per loro il risparmio è massimo.
- Servizi ad alta intensità di manodopera. Secondo l’INAPP i falsi autonomi lavorano soprattutto nei servizi, tra cui call center, consegne, pulizie e servizi alle imprese. Anche nei settori meno qualificati del turismo si segnala il fenomeno.
- Studi professionali, consulenza e sanità. Tra i forfettari prevalgono avvocati, consulenti aziendali, psicologi, architetti e professioni paramediche. Qui la collaborazione con un solo studio è spesso legittima: la monocommittenza è ritenuta valida per i professionisti iscritti agli ordini.
- Aziende che esternalizzano attività centrali come manutenzioni o servizi informatici. Il sindacato denuncia che molte attività “core” sono appaltate a lavoratori inquadrati come autonomi che lavorano quasi solo per quel committente.
Dal lato del lavoratore
Chi opera così in media guadagna meno dei colleghi dipendenti e non ha TFR e indennità di disoccupazione. Il risparmio dell’azienda corrisponde quindi in buona parte a tutele che il lavoratore perde, come mostra il confronto dei netti che ti ho fatto prima.
MA NON E’ TUTTO! Chiedimi se la P.IVA forfettaria DETRAE LE SPESE MEDICHE
Regime forfettario (il caso più probabile con 20.000 €)
Nel forfettario le spese mediche non si scaricano. Non puoi dedurre né detrarre direttamente nessun costo, perché il reddito si calcola con il coefficiente di redditività e non con le spese effettive. La ragione è tecnica: le detrazioni IRPEF non si applicano, perché il reddito è soggetto a un’imposta sostitutiva e non all’IRPEF ordinaria. L’unica voce che si recupera sono i contributi previdenziali obbligatori.
C’è un’eccezione. Si possono recuperare le spese mediche in dichiarazione se si hanno altri redditi soggetti a IRPEF, per esempio da lavoro dipendente, pensione o affitti, ma solo su quei redditi.
Regime ordinario
Si detrae il 19% delle spese mediche oltre la franchigia di 129,11 €. Con 500 € di spese, ad esempio, la detrazione è (500 − 129,11) × 19% ≈ 70 €. Non sono un costo dell’attività, quindi non si dedurrebbero dal reddito: si sottraggono all’imposta, come per un dipendente.
Cosa significa QUINDI nel confronto tra redditi dipendente e P.IVA
Un dipendente con RAL 20.000 € ha ancora circa 1.370 € di IRPEF netta (come nei calcoli di prima), quindi può recuperare il 19% delle sue spese mediche. Il forfettario, se non ha altri redditi, no. È un altro piccolo svantaggio, che si aggiunge al netto più basso che avevamo visto. Lo stesso vale per le altre detrazioni personali e familiari: sul reddito forfettario non si possono far valere detrazioni per spese personali o familiari, come coniuge e figli a carico, spese sanitarie o interessi sul mutuo.
IL PECCATO ORIGINALE DEL REGIME FORFETTARIO
Se non bastasse l’iniquità sin qui dimostrata (evviva la flessibilità dei lombi dei/delle lavoratori/lavoratrici) che riassume si esprime con:
- lavoro senza tutele
- retribuzione inadeguata
- pressione previdenziale
- disparità sostanziale con lavoratori dipendenti pari reddito lordo
parità di lordo il forfettario al 15% supera il dipendente intorno ai 40.000 €. È una stima mia, con le regole 2026.
Il confronto a parità di lordo (RAL del dipendente = fatturato del forfettario, coefficiente 78%, nessun costo)
| Lordo | Netto dipendente | Netto forfettario 15% | Differenza |
|---|---|---|---|
| 20.000 € | ~17.300 € | ~14.200 € | −3.100 € |
| 30.000 € | ~23.500 € | ~21.300 € | −2.200 € |
| 40.000 € | ~28.100 € | ~28.400 € | +350 € |
| 50.000 € | ~32.700 € | ~35.500 € | +2.800 € |
| 85.000 € | ~50.300 € | ~60.400 € | +10.100 € |
Il pareggio cade tra i 39.000 e i 41.500 € a seconda delle addizionali, che per il dipendente ho stimato al 2%. Con l’aliquota al 5% scende a circa 33.000-35.000 €.
AVETE UN’IDEA DI COSA VOGLIA DIRE FATTURARE 40.000 euro CON UN UNICO CLIENTE, oggi, nella realtà italiana? Guardate per qualche settimana GLI ANNUNCI DI LAVORO, con ricerca di “consulenti”, “sales consultant” e chiedetevi, quando passate nei centri commerciali, quanto guadagnino quelle persone che stanno dietro ai baracchini di telefonia, luce, gas, cazzi e mazzi. Comincerà forse ad affiorare la comprensione del malcontento sempre più evidente.
Quanto devi fatturare per pareggiare un’offerta da dipendente
| RAL offerta | Fatturato necessario (15%) | (5%) |
|---|---|---|
| 20.000 € | ~24.400 € (+22%) | ~22.500 € |
| 30.000 € | ~33.100 € (+10%) | ~30.600 € |
| 40.000 € | ~39.500 € (−1%) | ~36.500 € |
| 50.000 € | ~46.100 € (−8%) | ~42.600 € |
Questo è il modo più utile di leggere il confronto. Se ti offrono un contratto da 30.000 € di RAL, per stare alla pari in tasca devi fatturare almeno circa 33.000 €.
Cos’è il coefficiente di redditività?
Il coefficiente di redditività è una percentuale, definita per legge, che serve alle partite IVA in regime forfettario per calcolare il reddito imponibile e quindi le imposte dovute.
Si differenzia in base all’attività svolta, considerando il codice ATECO attribuito.
Il regime agevolato prevede infatti una forfettizzazione del reddito: l’imposta sostitutiva del 15 per cento (ridotta al 5 per cento per i primi anni di attività), non si calcola sul totale dei ricavi e compensi conseguiti nell’anno, ma solo su una quota.
Il coefficiente di redditività serve quindi per calcolare la base imponibile, cioè sul valore che sarà sottoposto a tassazione.
Se ad esempio si applica un coefficiente di redditività del 40 per cento, previsto tra le altre per le attività del commercio e della ristorazione, il restante 60 per cento non sarà considerato per il calcolo dell’imposta sostitutiva dovuta.
Tabella coefficienti di redditività regime forfettario
| Progressivo | Gruppo di settore | Codici attività ATECO | Coefficiente di Redditività |
| 1 | Industrie alimentari e delle bevande | (10 – 11) | 40 per cento |
| 2 | Commercio all’ingrosso e al dettaglio | 45 – (da 46.2 a 46.9) – (da 47.1 a 47.7) – 47.9 | 40 per cento |
| 3 | Commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande | 47.81 | 40 per cento |
| 4 | Commercio ambulante di altri prodotti | 47.82 – 47.89 | 54 per cento |
| 5 | Costruzioni e attività immobiliari | (41 – 42 – 43) – (68) | 86 per cento |
| 6 | Intermediari del commercio | 46.1 | 62 per cento |
| 7 | Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione | (55 – 56) | 40 per cento |
| 8 | Attività Professionali, Scientifiche, Tecniche, Sanitarie, di Istruzione, Servizi Finanziari ed Assicurativi | (64 – 65 – 66) – (69 – 70 -71 – 72 – 73 – 74 – 75) – (85) – (86 – 87 – 88) | 78 per cento |
| 9 | Altre attività economiche | (01 – 02 – 03) – (05 – 06 – 07 – 08 – 09) – (12 – 13 – 14 – 15 – 16 – 17 – 18 – 19 – 20 – 21 – 22 – 23 – 24 – 25 – 26 – 27 – 28 – 29 – 30 – 31 – 32 – 33) – (35) – (36 – 37 – 38 – 39) – (49 – 50 – 51 – 52 – 53) – (58 – 59 – 60 – 61 – 62 – 63) – (77 – 78 – 79 – 80 – 81 – 82) – (84) – (90 – 91 – 92 – 93) – (94 – 95 – 96) – (97 – 98) – (99) | 67 per cento |
Tornando al discorso: IL PECCATO ORIGINARIO del forfettario?
L’EVASIONE FISCALE DIFFUSA. Da quel certo reddito in su.
Immaginiamo: ho una Partita IVA, come commerciante, quindi ho diversi clienti (lascia perdere l’aspetto di reperimento clienti, che in questo caso è DETERMINANTE alla sopravvivenza dell’attività). Diciamo che mi attesto sui 60.000 euro lordi l’anno (esempio modesto) e diciamo che dopo i primi cinque anni con un’IRPEF al 5% ora ne pago il 15% a forfait, appunto. NON DETRAGGO le spese che ho, per svolgere la mia attività. Ho una detrazione forfettaria (del 60%, niente male, dipende sempre dal codice ATECO, quello che individua l’attività svolta). In pratica, mi viene riconosciuta una detrazione forfettaria, come riportato nella tabella qui sopra.
Che succede, con le spese che comunque sostengo? INDOVINA?!
Ogni mio fornitore AVRA’ LA POSSIBILITA’ DI VENDERMI IN NERO perché A ME NON SERVE LA FATTURA, perché sono in regime forfettario e non devo dimostrare le mie spese. Quali spese? Cibo, taxi, cancelleria, addirittura la merce stessa che vendo. Tanto, i controlli chi viene a farli? Le forze dell’ordine, impegnate a rincorrere minorenni, gente che si fa le canne, con organici sempre più ridotti?
Secondo i dati più recenti, la Guardia di Finanza è sotto organico, ma non in modo drammatico.
Numeri. Oggi il Corpo conta circa 58.000 militari, in calo lieve ma progressivo. Un documento del Senato indica una forza organica di circa 64.000 unità tra dirigenti e non dirigenti (1.995 + 61.930). Non ho verificato a che anno si riferisca, quindi il dato va preso come indicativo. Se fosse recente, la carenza sarebbe di circa 6.000 unità.[ ilpost]
Confronto con gli altri corpi. Secondo Il Post, mentre i poliziotti sono calati di 3mila unità e i Carabinieri sono cresciuti senza colmare le lacune, gli organici di Guardia di Finanza e Polizia Penitenziaria sono rimasti sostanzialmente invariati, e quindi inadeguati. Un’analisi dell’Osservatorio sui conti pubblici (OCPI) sul 2025 stima che Finanza, Carabinieri e Polizia di Stato insieme abbiano carenze di quasi 29mila agenti rispetto all’organico teorico, pari all’11%. [ilpost astrid-online]
Una chicca, per fegati robusti: quante tasse paga chi fa trading online?
Per un privato in Italia, fare trading non richiede la partita IVA e i guadagni sono tassati come redditi finanziari. Gli obblighi dipendono soprattutto da dove ha sede il broker.
La tassazione
- Aliquota: per i privati la tassazione sulle plusvalenze è l’imposta sostitutiva del 26%, con alcuni casi ad aliquote agevolate. Per azioni, ETF armonizzati, ETC, derivati e CFD l’aliquota 2026 è del 26%. Per i titoli di Stato italiani e di Paesi equiparati l’aliquota è in genere del 12,5%, ma su questo punto non ho verificato una fonte aggiornata.
- Criptovalute: dal 2026 l’aliquota sulle plusvalenze passa al 33%.
- Non c’è progressività: non conta quanto guadagni, né il tuo reddito da lavoro. L’aliquota è fissa.
Il regime fiscale dipende dal broker
| Broker italiano (amministrato) | Broker estero (dichiarativo) | |
|---|---|---|
| Chi calcola e versa | Il broker trattiene il 26% e lo versa, come sostituto d’imposta. | Tu, nella dichiarazione dei redditi |
| Quadro RT | Non serve | Sì, per plusvalenze e minusvalenze |
| Quadro RW | Non richiesto | Obbligatorio per la sola detenzione del conto, anche senza operazioni. |
| IVAFE | Gestita dal broker | 0,20% sul valore del portafoglio al 31/12, da versare con F24 |
Chi usa un broker estero (per esempio eToro, Trading 212, Interactive Brokers) è nel regime dichiarativo. Va compilato il quadro RT, e una compilazione scorretta del quadro RW espone a sanzioni molto pesanti. Per le scadenze: il Modello Redditi PF si presenta per via telematica entro il 30 novembre, mentre il saldo delle imposte si paga di norma entro il 30 giugno.
Minusvalenze
Le perdite si possono compensare con le plusvalenze degli anni successivi, entro quattro anni. Un esempio dalle fonti: le minusvalenze del 2022 scadono nel 2026. Due limiti:
- Le minusvalenze del regime dichiarativo e quelle del regime amministrato non si compensano tra loro.
- I dividendi non si compensano con le perdite del trading e si tassano separatamente.
Detrazioni e deduzioni
Il trading non dà accesso a detrazioni o deduzioni particolari. In generale, commissioni e oneri direttamente collegati alle operazioni possono concorrere al calcolo della plusvalenza se documentati. Bollette, computer, abbonamenti a dati di mercato e simili non riducono il reddito da trading. Questo vale se non c’è un’attività professionale vera, come visto prima.
Un altro reddito che non conosce progressività, nella tassazione?
Il fantastico mondo del Network Marketing! Fino a 5.000€ lordi/anno non apri nemmeno la P.IVA, prendi un 400€ lordi al mese, ci paghi un 23% sul 78% del tot (nell’esempio di 400 paghi una R.A. di 71,76€) e quel che prendi non fa cumulo con altri redditi.
Diciamo che l’ampia platea di mini redditi serve per lo più a sostenere la struttura stessa dell’azienda che opta per il sistema di Network Marketing, ma ciò non è peccato.
Vediamo però quanto pagano alla collettività quelli che, nel N.M. ci danno dentro sul serio (trattasi di una professione, vera e propria):
Per l’Italia non esistono dati ufficiali su quanti incaricati superino i 40.000 € l’anno. Quella che segue è una stima dell’I.A., costruita con i dati disponibili. Le cifre reali sono quasi certamente più basse delle ipotesi alte, perché il settore italiano è piccolo.
Cosa si sa
- Dimensione: nel 2024 la vendita diretta ha generato 687 milioni di euro di fatturato con oltre 286mila incaricati, il 74% donne. Sono dati Avedisco e comprendono anche aziende che non fanno network marketing. Il fatturato medio è circa 2.400 € per incaricato, ma è fatturato di vendita, non reddito. Se l’incaricato percepisce una quota ridotta, il guadagno medio è di poche centinaia di euro l’anno.
- Distribuzione dei compensi: il dato più usabile è quello pubblicato da Herbalife. Per il 2024 1.945.797 distributori lo erano da almeno un anno, e in un mese tipico 410.626 (il 21%) hanno ricevuto commissioni o bonus. Prima delle spese, il 50% di chi guadagna ha preso più di 127 € al mese, il 10% più alto più di 1.155 €, l’1% più alto più di 9.478 €. I dati sono mondiali, ma espressi in euro. Per la maggioranza dei distributori vale che il distributore tipico non ha ricevuto commissioni sulle vendite agli altri distributori.
Simulazione per l’Italia
Ipotesi: 286.000 incaricati e una distribuzione simile a quella di Herbalife.
| Incasso dell’incaricato/a | Stima |
|---|---|
| Incaricati che guadagnano qualcosa in un mese tipico (21%) | ~60.000 |
| Con più di ~1.150 €/mese (≈ 14.000 €/anno) | ~6.000 |
| Con più di ~9.500 €/mese (≈ 114.000 €/anno) | ~600 |
| Con più di 40.000 €/anno (interpolando tra i due) | fino a ~1.900 (0,65%) |
Questa è la stima alta, e un controllo la ridimensiona: 1.900 persone sopra i 40.000 € assorbirebbero una quota enorme delle provvigioni dell’intero settore italiano. Se ipotizzo (stima mia) che circa un terzo del fatturato torni in provvigioni, ossia circa 240 milioni, un gruppo al vertice con media di 70.000 € assorbirebbe una parte plausibile del totale solo se è di circa 400-1.400 persone. La mia stima centrale è di circa 1.000 persone, cioè lo 0,3% degli incaricati, con un’incertezza ampia.
I milionari
Non ci sono dati italiani.(assurdo, eh?!) Dall’estero: Scentsy dichiara che nel 2022 il consulente più pagato ha preso 1.180.000 $, tra circa 190mila consulenti, e il top 1% degli IBO Amway pagati negli USA ha incassato in media 87.400 $. In un mercato italiano da 687 milioni di fatturato complessivo, chi arriva a 1 milione di provvigioni l’anno è al massimo un caso isolato per ogni grande rete. È una mia inferenza, non un dato.
Quanto resta in tasca (regime ordinario, senza costi, Gestione Separata al 26,07% sul reddito intero, addizionali al 2%)
| Provvigioni | Netto | Quota |
|---|---|---|
| 40.000 € | ~22.500 € | 56% |
| 100.000 € | ~48.500 € | 48% |
| 1.000.000 € | ~540.000 € | 54% |
A 1 milione la quota netta sale rispetto ai 100.000 € perché i contributi INPS hanno un tetto (massimale 122.295 €) oltre il quale non si pagano più. Il forfettario, se applicabile, si ferma comunque a 85.000 € di ricavi, e la sua compatibilità con questa attività va verificata.
Le regole fiscali di base
Sotto i 5.000 € netti l’incaricato non ha obblighi oltre alla ritenuta: le provvigioni subiscono una ritenuta d’imposta del 23% sull’importo ridotto del 22%, e gli obblighi tributari si esauriscono con quella ritenuta. Sopra quella soglia scatta l’iscrizione alla Gestione Separata INPS.
Attenzione: le provvigioni sono lorde e prima delle spese (prodotti, formazione, eventi), che per chi sale di livello possono essere rilevanti.
COSA SERVIREBBE PER migliorare l’EQUITA’ FISCALE?
- Progressività
- Detrazione
- Semplificazione burocratica
Mi fermo qui, spero di aver contribuito la comprensione del fenomeno.
