Femminicidio e concorso di colpa

All’inizio il termine FEMMINICIDIO mi irritò moltissimo. Come se, perché DONNA, una venisse ammazzata motivatamente! Come se, l’essere femmina e in una relazione affettiva, fosse UN RISCHIO DI NASCITA.

Eppure, mi sono presto ricreduta

Sì, ahimè! Donne ammazzate vigliaccamente e brutalmente dai propri “compagni di vita” è femminicidio. Perché, sì purtroppo sì, l’omicidio viene perpetrato in quanto femmina che vuole sottrarsi alla relazione.

Come se, iniziare una relazione, fosse un’ipoteca, come se, mettersi in relazione con un tizio fosse una promessa di obbedienza e servilismo da non tradire. Assurdità, cretineria pura!

Quel che è peggio ancora

Fino a oggi, con l’ultima, ma non certo l’ultima 🙁 , donna uccisa da un co@lione represso, depresso, immaturo, violento, assassino che NON POTEVA PERMETTERLE DI LASCIARLO

Oggi un passo in più, nel raccontare il femminicidio:

  • eh! Sono pericolosi gli incontri chiarificatori! (insinuando forse che è anche colpa della donna, che ha accettato di vedere il co@glione che voleva lasciare, per spiegargli perché?)
  • eh! Ma lui l’aveva già mandata all’ospedale 5 mesi prima (insinuando forse che i segnali che avrebbe potuto ucciderla si erano manifestati, e che però poteva pure starci più attenta?)
  • eh! Ma il raptus!
  • eh! Ma si sa, l’uomo è violento! (come se fosse un tratto caratteristico, come il colore degli occhi o dei capelli, quello di ESSERE INCAPACE DI AVERE UNA RELAZIONE UMANA!)
  • eh! Ma sono troppe le denunce (e non sono mai tutte, purtroppo), non ci sono i mezzi per vagliarle tutte.

E via così. Mestamente. Tra donne ammazzate dal compagno, dall’ex compagno, dal pretendente e la loro colpa: essere femmine? Essere tolleranti? Essere fiduciose?

Facci caso. La narrazione è spesso questa

“Lei doveva capirlo”, “doveva saperlo”, “doveva mettersi in salvo”. Non cito le morte ammazzate dalla famiglia, perché sono meno, in numero. E ancora più drammatiche anche solo da pensare.

Ora, vogliamo ragionare un secondo sul fatto che IN UNA RELAZIONE AMOROSA CI SI DEBBA PREOCCUPARE DI NON ESSERE AMMAZZATE? Seriamente?

Sino a che non si dirà apertamente che L’UOMO VIOLENTO è da isolare. Sino a che L’UOMO VIOLENTO non sarà visto per quel che è: una misera devianza sociale, e non importa quanti pochi o tanti soldi abbia. Quanto vesta bene, o male. O puzzi (l’omo ha da puzza’, no?) o …

Sino a che tutti gli UOMINI degni d’essere umani NON STIGMATIZZERANNO NETTAMENTE il patriarcato e il sessismo, ISOLANDO e disinnescando gli omuncoli capaci solo di sragionare.

SINO A CHE LA PARTE AGGREDENTE non si farà carico delle proprie responsabilità umane, ancora prima che civili, ripudiando LA VIOLENZA come mezzo per dirimere qualunque diatriba SENZA SE E SENZA MA.

Sino a che anche il linguaggio sarà liberato da fonemi, locuzioni e frasette sessiste che normalmente scivolano, intercalando, nei discorsi qualunque tra persone qualunque ogni giorno

ALLORA SI’: E’ COLPA DELLE DONNE.

Sai che c’è? SIAMO TUTTE COLPEVOLI PER LE MORTI DELLE DONNE UCCISE DA VIGLIACCHI CO@GLIONI, VIOLENTI, ARROGANTI, IGNORANTI.

Prendiamocela, questa parte di responsabilità.

E prepariamo un piano di difesa e di protezione. Facciamolo. SGRETOLIAMO IL PATRIARCATO, serpeggiante da secoli ancora oggi, 21° secolo.

MENIAMOLI sin da piccoli. E no, non i figli nostri, ma quelli delle altre. Facciamolo!

Perché, purtroppo, con i maschi inevoluti la natura è stata avara. Perché, purtroppo, ai questi maschi “fai prima a metterglielo nel … che in testa” e avanti con luoghi comuni.

Certamente NON POSSIAMO CONTINUARE A VIVERE ogni giorno guardandoci le spalle.

E passando oltre la provocazione, affermo che no, non con la violenza si vince violenza.

Chiamiamo gli uomini che hanno superato la fase adolescenziale, che hanno un buon rapporto col proprio corpo, che hanno anche solo una vaga idea di cosa significhi amare A RAPPORTO.

Difendete il vostro onore, la vostra dignità come fosse la nostra. Avanti, si può fare. Ma c’è da fare.

Un ambiente migliore, accogliente e stimolante.

woman s face

Questa te la voglio proprio raccontare perché, in fondo, non è altro che la dimostrazione semplice e banale, quotidiana se vuoi, che c’è qualcosa che non va in questo modello di società civile.

Ieri, verso mezzogiorno e mezzo, l’uomo che sta al servizio del distributore di GPL vede che, dalla macchina ferma di fianco alla mia, anch’essa in sosta per far fare il pieno all’auto, scende una ragazza con una sigaretta in mano.

La sigaretta è spenta, però lui, quasi per giustificare il cenno del suo viso e l’espressione fatta vedendo la sigaretta in mano, dice: “questa mattina, dalle 07:30 che sono qua, saranno stati 50 che son scesi con la sigaretta accesa per fare rifornimento di GPL all’auto.
E a tutti ho dovuto ricordare che non è una cosa sicura! E questa mattina è anche andata bene, perché l’altro giorno, l’uomo a cui ho detto se per favore poteva spegnere la sigaretta perché stava a un metro dall’erogatore, si è arrabbiato moltissimo, mi ha insultato e, infine, ha spento rabbiosamente la sua sigaretta qua sopra”

e indica il pianale del blocco esterno, che non so come si chiama, della pompa che eroga il gas GPL.

woman in yellow shirt while filling up her car with gasoline
Photo by Andrea Piacquadio on Pexels.com

Nel mentre, sopraggiunge un altro avventore il quale, con tono veramente innocente, chiede se si può fare anche da soli, il GPL.

Ovviamente abbiamo riso, l’uomo del GPL, quelli dell’auto a fianco della mia ed io. Di un riso amaro, visto che appena fuori dai confini italiani, in Svizzera come in Francia, sia il metano che il GPL sono assolutamente fruibili in modo autonomo, da qualsiasi automobilista.

Evidentemente, in Svizzera o in Francia (cito questi perché è di questi Paesi che ho esperienza, visto che sono vent’anni che circolo prima a metano poi a GPL), gli automobilisti fruitori di carburante sono meno stolti, diversamente non ci è riuscito di spiegare il fatto.

Certo è anche possibile che, siccome i distributori sono utilizzabili dai singoli automobilisti i suddetti siano un po’ più edotti, in merito al fatto che i gas tendono ad essere più infiammabili della benzina. Ma mi vien da pensare che siano solo meno cretini…

Naturalmente (ah ah ah) non mi sono sottratta all’abitudine di fare domande, così gli ho chiesto com’è, lavorare con il pubblico, e lui ha aggiunto anche un altro aneddoto.

Quel distributore è organizzato in modo che, durante gli orari diciamo così di lavoro, sia possibile fare il pieno con i carburanti tradizionali benzina e diesel autonomamente pagando alla cassa in uscita, e durante le pause di lavoro dei cassieri invece, sia un normalissimo self service anche con l’emissione del pagamento alla pompa erogatrice.

L’uomo del GPL è addetto esclusivamente alla pompa che eroga il gas, tuttavia è anche persona cordiale e gentile. Capita sovente che la gente sia inspiegabilmente molto impacciata e impedita, nel fare da sé anche benzina e diesel, soprattutto quando deve pure fare il pagamento automatico, in contanti o con le carte, così quando lui vede persone in difficoltà, dalla sua postazione del GPL prende e va verso l’area delle pompe benzina e diesel, per dare una mano

Tuttavia, racconta, capita sempre più spesso che, questi avventori impacciati e incapaci, non solo non lo ringrazino, per l’aiuto gratuito che offre loro, ma addirittura lo aggrediscano verbalmente, sbroccando e inveendo per il fatto che le casse non siano aperte h 24…

L’uomo del GPL è concorde sul fatto che la pandemia abbia influito pesantemente, rileva che molte persone, a oggi, siano sempre più umanamente ignoranti, instabili e isolate mentalmente. Assolutamente sgradevoli quanto ingestibili, aggiungo io.

È stato per me un bel rifornimento, quello di ieri. Perché oltre a confermarmi che ho una guida attenta ai consumi e che, viaggiare a GPL, nel traffico cittadino perlopiù, mi costa 5 centesimi a chilometro, mi ha rassicurata, per l’ennesima volta, sul fatto che la mia incessante ricerca di ambienti buoni, puliti, etici e rispettosi delle persone sia motivata, veramente motivata, oltre che giusta.