Non tutti i cani possono essere addestrati

Non tutt* quell* che hanno cani sanno relazionarsi con loro.

Un po’ come con la prole: riprodursi ed essere genitori non sono la stessa cosa.
Pur considerando una totale buona fede.

Preciso che non sono io, a sostenere questi concetti. In tal caso, potrebbe essere una spocchiosa arroganza solo perché ospito (e servo ? ) un vero e meraviglioso cane.

Pastore tedesco nero focato, maschio, tre mesi nella foto.

Ma lo dicono, convintamente, gli/le addestrat* di cani.

Quali sono i fattori che implicano questa differenza? Da quel che ho capito sono:

  • Motivi della scelta del cane
  • Razza scelta
  • Intelligenza dell’uman*
  • Tempo che ha da dedicare alla bestiola
  • Pazienza che può offrire alla bestiola

Se si prende in casa un cane per fare “compagnia”, o “perché è morbido e carino” o perché “va di moda” o perché “fa figo”, non è proprio il massimo.

Accoglierlo per viverci assieme, va un po’ meglio.

Se si sceglie una razza piccola, da salotto, perché “così la gestisco meglio”, così come una razza grossa, perché “mi dà più sicurezza”, ci si può trovare con un bel po’ di problemi. I cani piccoli fanno casino, danno fastidio a tutti con quella vocetta isterica, ovunque. I cani grossi ti ribaltano.

Se un* uman* non è molto intelligente (ovviamente non lo sa), e sceglie il cane “sbagliato” per le proprie esigenze e capacità sarà un inferno. Per tutti.

Se non si ha tempo da dedicare alla bestiola, la si lascerà a lungo da sola in casa o alla catena. Un disastro.

Se non si ha la pazienza da dedicare a COMPRENDERE IL SISTEMA DI COMUNICAZIONE della bestiola, si condanna la povera a una vita di tristezza.

E, su tutto, se non si sa di non sapere. Se non si accetta l’idea che la bestiola non è un pupazzo, né un bebè, né una compensazione all’umana incapacità di relazionarsi col mondo, la tragedia sarà compiuta.

Perché un cane “viziato” è ingestibile e triste quanto un cane maltrattato.

Ripeto: non lo dico io. Lo affermano Veterinari* e Addestrat* che ho avuto il piacere di intervistare.

Perché, su tutto, ciò che davvero importa alla bestiola è il riferimento nel “branco”.

Il pastore maremmano come il barboncino sono felici quando il proprio branco è sereno, quando il capobranco è chiaro e vengono trattati in quanto cani.

Il cane è felice quando sta col suo capobranco, quando ha un ruolo definito, nel proprio branco.

Dicono che, senza questi presupposti, persino andare dall’addestrat* è come buttare via tempo e denaro.

Le lastre al pastore tedesco

Quando ho deciso di avviare questa nuova convivenza, col lupo 🐺 più bello del mondo 🙂 di appena 2 mesi e mezzo, non ho pensato ad altro che allo “spazio emotivo” che gli avremmo saputo dare. All’accoglienza nel branco, insomma.

Tuttavia, un po’ stoltamente, ho trascurato alcuni aspetti che la convivenza stessa tirava in ballo.

Senza possibilità di rinvio.

Il cucciolino, peluche dolcissimo e intelligente, tranquillo e acuto, aveva tutto da imparare. Soprattutto bere e fare i bisogni 😳.

E non mangiare ogni cosa, per strada (dai sassi alle cicche di 🚬 sigaretta, alle carte di 🍬 caramella. Maledetti sporcaccioni!!). Perché il rischio è il blocco intestinale. Va guardato, controllato, seguito. Come un pupo.

Già, non ci avevo pensato. Nemmeno mio figlio, titolare sulla carta della creatura pelosa. Ma lui ha una grossa attenuante: mica se ne sarebbe occupato 🙄.

Poi, a onore del vero, ha fatto e fa del suo meglio, col lupo. Ed è uno spettacolo guardarli insieme. E ci preoccupiamo insieme. Quando ha mangiato la salvietta in carta stoffa, per esempio.

Comunque, quel che oggi è successo e vi racconto, mi ha regalato una rafforzata consapevolezza di me e nessun cruccio.

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